venerdì 8 aprile 2016

Milano Marathon 2016

Dopo la prova discreta ma non esaltante di Siviglia, considerato che comunque avevo finito bene, senza grossi patemi e senza risentimenti fisici eccessivi, avevo deciso di completare il filotto delle quattro maratone da ottobre, arrivando fino a Milano.
La data era anche abbastanza favorevole, poche settimane dopo Siviglia, considerato il periodo di riposo e lo scarico pre-gara, mi sarebbe bastato un solo lungo e una serie di allenamenti di mantenimento.
In effetti, tra ottobre e marzo, ho corso ben dieci volte distanze superiori ai 30 chilometri, comprese tre maratone complete.
Un periodo così continuo di adattamento alla lunga distanza, prima o poi o porta a infortunarsi, o porta i suoi frutti.
Il risultato su di me è stato prima di tutto a livello mentale, la distanza non mi mette nessuna ansia ultimamente, complice il fatto che forse solo un paio di volte in queste dieci (e mai in gara) sono arrivato alla fine stremato.
L'ultimo lungo da 30km però aveva avuto un esito non brillantissimo, con un po' di rallentamento nel finale e troppa stanchezza nei giorni successivi.
Arrivo a Milano comunque con poco da perdere, non ci sono in ballo grosse ambizioni cronometriche, so di essere poco distante dal passo del personale del 2014, ma allo stesso tempo di non poterlo sicuramente superare.
La tattica di gara è sempre la stessa delle ultime volte, sul quadrante del GPS visualizzo solo la frequenza cardiaca e la distanza.
Il passo non lo voglio guardare, la frequenza è una guida sufficiente e mi permette di interpretare meglio la giornata.
L'inizio è tranquillo, non ho nessun tipo di nervosismo, fin da subito si corre bene e fin da subito il percorso ci mette di fronte qualche strappetto in cui cerco di stare concentrato per non esagerare con l'impegno muscolare.
Riduco l'ampiezza del passo e mi lascio superare senza preoccupazione.
La città si lascia attraversare piacevolmente, il clima è favorevole, solo leggermente troppo caldo, ma le nuvole che coprono il sole danno una mano.
Qualche goccia di pioggia forse avrebbe aiutato, ma avrebbe anche tenuto lontane tante delle persone che si trovano lungo il percorso, e che sono sempre molto d'aiuto.
Percorro diversi chilometri dietro i palloncini delle 3 ore e 45, non per volontà, ma perchè sento che il passo giusto è lo stesso loro.
C'è troppa gente, e verso il decimo chilometro allungo un po' per superarli.
L'errore da principiante è subito palese, poco dopo c'è il ristoro, in cui cammino per qualche passo per bere con più facilità, e subito vengo di nuovo risucchiato nella mischia.
Sto tranquillo ancora qualche chilometro, poi, verso il sedicesimo, decido di tornare a sopravanzarli, davanti a loro la strada è decisamente più libera.
Questa volta riesco a restare davanti, anzi, pur sentendo che il mio passo è sempre confortevole, vedo che poco a poco rimangono qualche metro indietro.
Comincia una fase molto strana, in cui sento che le gambe girano facilmente, il cuore rimane sempre al posto giusto e io lascio fare.
In realtà poi l'analisi dei dati mi dirà che non ci sono state grosse variazioni di ritmo, ma le sensazioni sono ottime.
Nessun segnale di stanchezza, e siamo quasi al trentesimo chilometro.
Quando passo davanti alla terza zona cambio della staffetta, quella in cui avevo atteso lo scorso anno, mancano poco più di dieci chilometri e sono in pieno controllo, fisico e mentale.
Ancora più fiducia mi deriva dal fatto che da qui in poi conosco il percorso e il rivedere luoghi più familiari mi aiuta molto.
La mia testa analizza tutti i luoghi che attraverso, e tutta quest'ultima parte vive del confronto inconscio tra le sensazioni dello scorso anno, in cui in questi pochi chilometri si era concentrata tutta la mia gara, e quelle attuali, che sono invece di quasi fine della fatica.
Qualche maratona però l'ho già corsa, e so che il conto si può presentare ed essere salato in qualsiasi momento.
Quindi cerco di rimanere costante.
La solita analisi delle posizioni intermedie mi dirà che tra il rilevamento al decimo chilometro e l'arrivo, avrò guadagnato circa 600 posizioni, solo tenendo un passo costante.
So di non aver mai esagerato (me lo dicono le sensazioni e il controllo costante della frequenza cardiaca, mai fuori giri come invece era successo a Siviglia), mi sono ben idratato e mi sono bagnato ogni volta che mi era possibile.
Sto bene, per quanto si può stare bene negli ultimi chilometri di una maratona.
Passaggio al parco Sempione, so che manca davvero poco.
Cartello del quarantunesimo chilometro, vedo poco davanti l'amico Cristian, corre piano ma corre, nel passarlo lo saluto e mi rendo conto di avere ancora la possibilità di un ultimo chilometro in spinta.
Allora ci dò dentro.
So che i secondi che guadagnerò non avranno nessuno scopo per stare sotto qualche muro o per la classifica o per il personale, che è ben lontano.
Ci dò dentro per il gusto di farlo, per il gusto di finire forte una maratona, e conservarne il ricordo migliore possibile.
La salita dei bastioni di porta Venezia è dura, ma so che poi da lì è davvero finita, resta solo da godersi il rettilineo finale.
Paradossalmente, ne ho di più dello scorso anno, quando quasi non respiravo in quel punto.
All'inizio della discesa ci sono i cartelli che indicano la distanza dell'arrivo, dai 500 metri a scalare.
Ancora di più un'iniezione di energia.
Sarà il chilometro di gran lunga più veloce di tutta la maratona, corso in meno di 4 minuti e mezzo.
Alzo le braccia per tagliare il traguardo, nessun risultato trascendentale, ma mi sono divertito.
Eccome, se mi sono divertito.
Scrivendo questo resoconto a qualche giorno di distanza, non posso non annotare il fatto che per la prima volta dopo quindici maratone, già dal lunedi non ho nessun tipo di dolore muscolare, le gambe sono stanche ma assolutamente rilassate.
Il dubbio che avrei potuto fare di più, un po' mi viene, ma tutto sommato va benissimo così, sono convinto che la gestione sia stata ottima, magari avrei potuto limare qualcosa, ma il confine tra il dare il massimo e lo sbattere contro il muro a volte è molto sottile, e di gran lunga preferisco finire con la sensazione che avrei potuto andare un pochino più forte, piuttosto che col rimpianto di aver esagerato nella prima parte, costringendomi a un calvario nella seconda.
Filotto completato, quattro maratone corse da ottobre, tempi modesti, tutti tra le tre ore e 40 e le tre ore e 50, ma mai un crampo e mai un muro.
Adesso comincia una fase di rigenerazione e potenziamento, qualche salita in vista della val di Fassa e poi con tranquillità si pensa all'autunno

martedì 29 marzo 2016

Maratona di Siviglia

Bellissima città, Siviglia, e molto più grande di quanto mi aspettassi. 
Già dal sabato, utilizzato per gita al Marathon Expo e giro turistico nel pomeriggio, noto con un po' di apprensione la riga verde che si ritrova quasi ovunque, a ogni strada il pensiero è: anche da qui dovremo passare!
Domenica mattina, con i miei improvvisati compagni di avventura, prendiamo un taxi che ci porta allo stadio olimpico già intorno alle 7.
Siamo tra i primi, la giornata sembra annunciarsi calda e un po' ventosa, non esattamente il meteo più auspicabile...d'altra parte il pomeriggio precedente giravamo in maglietta!
La partenza è molto ben organizzata, stradone a 4 corsie, che permette fin da subito di impostare il passo voluto.
Il mio è molto ipotetico, considerando che non mi sono quasi allenato nelle due settimane precedenti la gara per una brutta infiammazione dello sciatico destro.
So quindi di non poter ambire a nulla di particolare, anche se alcuni lunghi li ho corsi su un buon ritmo, ma qui sarà un'altra storia.
Fin dai primi chilometri c'è tanta gente sul percorso, il che fa piacere e aiuta a procedere con buon passo.
Sono conservativo, credo...non so esattamente, visto che ho deciso di correre guardando semplicemente il cardiofrequenzimetro, il passo sarà una sorpresa che mi svelerò solo a fine gara.
Fin dalla mezza maratona, però, la frequenza tende a salire un po' troppo.
Provo a rallentare, ma mi rendo conto che per tenerla controllata come vorrei, sarei costretto quasi a camminare.
Il caldo aumenta, il mio passo rallenta un poco ma non ho mai la voglia di fermarmi.
I chilometri passano, dopo il trentesimo chilometro si entra nella parte più bella della città e la gente aumenta.
Purtroppo aumenta anche la temperatura, intorno al 35esimo chilometro vedo un termometro che segna 22 gradi.
Per fortuna i ristori sono molto frequenti, ogni 2-3 chilometri c'è possibilità di bere e bagnarsi.
Mi rendo conto che, con il mio passettino stanco, sto comunque superando qualcuno...scoprirò alla fine che questa è una percezione sbagliata, in realtà tra il 25esimo e la fine della gara recupererò 1200 posizioni!
Gli ultimi chilometri sono comunque difficili, non ho grossi rallentamenti e non ho mai la tentazione di camminare, ma il respiro comincia a diventare più difficile, e le gambe pesanti.
In prossimità dello stadio olimpico la gente al bordo della strada comincia a diradarsi, il caldo diventa soffocante e la voglia di finire è tanta.
Finalmente vedo il tunnel che fa da ingresso allo stadio.
Il cambio di prospettiva è impressionante, si passa dalla strada alla pista in tartan rosso che circonda il prato verdissimo; alzando lo sguardo le tribune sono per buona parte gremite, è una sensazione splendida, che gli organizzatori della maratona permettono di godere dal primo all'ultimo metro disponibile, con un giro di pista quasi completo.
Taglio il traguardo a braccia alzate, due settimane prima non sapevo nemmeno se sarei riuscito a partire per questa gara; l'averla finita tutta correndo è senza dubbio una grossa soddisfazione.

lunedì 1 febbraio 2016

Firenze Marathon 2015

Un solo obiettivo: godermela.
Tutta.
A Firenze la fine di novembre del 2010 avevo corso la mia prima maratona.
O meglio, ne avevo corso i primi 30 chilometri.
I successivi 12 e rotti erano stati un calvario di crampi, corsette e forza di volontà, più che altro per non arrivare alla seconda come fosse ancora la prima.
In realtà, in questi anni, ho sempre ricordato quella prima maratona, corsa con preparazione assolutamente insufficiente ed inadeguata, con una soddisfazione ed un orgoglio forse non più eguagliati, tanto da ripromettermi di correrla di nuovo una volta che fossi stato un po' più solido sulla distanza.
Ecco, in questi anni ho imparato che la solidità sulla maratona, di sicuro non è fatta di certezze.
E' fatta di esperienza, di tentativo di interpretare e gestire la gara a seconda della preparazione e della giornata, ma non certezze, quelle mai.
Firenze arriva al termine di alcuni mesi di corse a spizzichi e bocconi, con un filo rosso che le attraversa tutte.
Non so perchè, ma vado decisamente più piano di un anno fa.
Arrivo quindi a Firenze senza nessuna velleità di poter tentare il personale, siamo ben lontani.
A maggior ragione, godiamocela.
ho un'idea approssimativa del passo che potrò tenere, ma vedremo.
Parto sui 5'05, ma più o meno a metà gara vedo che il cuore inizia ad andare un po' troppo veloce per poter reggere fino in fondo quel ritmo senza pagare dazio.
Rallento leggermente, so che nel parco delle cascine si passeggia, ma poi in zona stadio si soffre.
Senza troppo pensarci, mi trovo in centro e capisco di essere stanco, per cui rallento ancora, non voglio finire coi crampi anche stavolta.
In realtà i chilometri passano, qualche accenno di esaurimento muscolare inizia ad esserci, rallento ancora, non voglio assolutamente fermarmi, i passaggi in centro con la tantissima gente che questa volta aiuta molto, danno energie supplementari (cinque anni fa il diluvio universale aveva tolto tanto tifo dalle strade).
Gli ultimi quattro chilometri sono duri, tengo a stento, poi vedrò dai passaggi chilometrici che vado piano ma non troppo, forse qualcosa l'ho imparato davvero.
Arrivo a Santa Croce in più di 3 ore e 40, lontano dal personale, ma anche ben lontano dalle 4 ore e 16 di quella prima bellissima maratona.
Me la sono goduta, è vero, ma ho anche capito che l'emozione di quel giorno del 2010 resterà unica.

Val di Fassa Running 2015



Contavo di scrivere un post ogni giorno, ma alla fine ha prevalso il desiderio di godersela fino in fondo, questa gara durata cinque giorni.
Mi fa strano chiamarla gara, anche se come sempre la componente agonistica esce prepotente, e l'obiettivo dei primi cento della classifica generale ha ravvivato le ultime tappe.
Sì, perchè, contro ogni previsione, invece di soffrire sempre di più, è successo che le mie gambe si sono in un certo senso abituate ad andare su e giù e non più in piano, per cui le sensazioni, di giorno in giorno, sono decisamente migliorate, fino ad arrivare alle ultime due tappe in cui non c'era più dolore; stanchezza sì, ma non più dolore.
Ho cercato di tenere in salita, devo proprio imparare ad andare in salita, lì mi passavano sempre tutti, e mi sono buttato a rotta di collo in discesa, forte dell'incoscienza di chi non si è mai fatto male cadendo.
Superato il battesimo della prima difficilissima tappa, le seguenti quattro sono state un appuntamento atteso ogni giorno, ma non più così temuto.
Solo il tappone finale, con la sua salita continua, mi spaventava un po', anche se, conquistata la centesima posizione in classifica il giorno prima, ero quasi sicuro di non poterla in ogni caso conservare in una tappa senza discesa, e quindi l'ho affrontato con relativa tranquillità.
Invece ho avuto la bella sorpresa di restarci, alla fine, nei primi cento, e questo è stato un motivo di soddisfazione in più, visto che alla vigilia non ero nemmeno sicuro di poterla portare a termine, questa settimana.
Porto a casa tante sensazioni positive, vissute con l'appuntamento fisso con quegli amici con cui ogni giorno ho condiviso qualche minuto prima e dopo le varie tappe.
Ho corso bene e mi sono divertito su terreni diversi dall'asfalto, ho scoperto che ero l'unico a cui l'orologio suonava ogni chilometro, mi sono ritrovato ad essere sempre un po' meno un pesce fuor d'acqua in mezzo a tanta gente che il pettorale non se lo spilla sulla maglietta ma lo lascia pendere davanti ai pantaloncini.
Impareggiabile poi l'arrivo sull'altopiano del Ciampedie, coloratissimo per l'occasione del nostro arrivo.
Non dico che correrei sempre così, ma una volta ogni tanto non mi dispiacerà rientrare in questa dimensione parallela.
Basta guardare la foto che ho messo qui per capire il perchè. 


Maratona del Lago Maggiore 2015


Autunno senza grosse pretese, dopo un anno dall'ultima 42k, provo a cimentarmi di nuovo sulla distanza, ma durante tutta l'estate l'evidenza è di essere decisamente carente nella resistenza alla distanza.
Tutti i lunghi sono molto lenti, ben sopra i tempi di un anno fa, e le velleità di prestazione, più che svanire, non nascono nemmeno.
Con queste premesse mi avvicino all'obiettivo di Firenze, e decido in itinere di fare tappa sul lago maggiore per correre uno dei tanti lunghi che sicuramente mi serviranno per arrivare in toscana con una preparazione per lo meno dignitosa.
La giornata sul lago Maggiore è piuttosto grigia, i partecipanti alla maratona non sono molti, di più quelli che corrono la mezza, ma oggi per me è un allenamento che durerà 35km, dopo di che il programma è di fare una passeggiata fino all'arrivo di Verbania.
L'idea è di stare sui 5'15 al km, in tranquillità, se possibile.
Pronti via, e dopo 4 chilometri, il garmin si pianta e non c'è verso non solo di farlo ripartire, ma nemmeno di spegnerlo.
Comincia così, per cause di forza maggiore, un allenamento totalmente a sensazione, non ho più il passo nè la frequenza cardiaca a dirmi come sto andando, solo il respiro e le gambe.
Resisto fino al giro di boa posto poco dopo la mezza maratona, poi vorrei chiedere a qualcuno che passo stiamo tenendo, ma non è facile, i concorrenti sono pochi e sto correndo da solo.
Vedo qualcuno che all'orizzonte si avvicina, piano piano lo raggiungo e lo affianco.
Chiedo.
Risposta: "io sto andando a più di 6".
Certo, ma fin qui a quanto sei arrivato? Non lo sa.
Raccolgo tre o quattro pareri di questo tenore, finchè finalmente non incappo in un più verosimile 5'12/km.
Lo prendo per buono.
Intanto i chilometri passano e mi accorgo di stare bene, tanto da avere il dubbio di essere troppo lento, magari anche Mr. 5'12 tutto sommato potrebbe essersi sbagliato.
Accelero leggermente e supero qualche altro maratoneta incappato nel muro del trentesimo chilometro.
Arrivato al cartello che recita 35, smetto di correre, quasi a malincuore, e comincio la mia lunga passeggiata.
Resisto 4 chilometri, dopo di che la noia e il freddo mi fanno optare per un defaticante fino all'arrivo.
Appena prima del rettilineo finale finalmente incontro un display che mi informa che sono ampiamente sotto le 4 ore, nonostante la passeggiata di salute di poco prima.
Sotto il traguardo saranno 3h51', cosa che ritengo mi dia il diritto di farmi mettere al collo una medaglia.
Per un allenamento non c'è male.

domenica 28 giugno 2015

Val di Fassa running, 1a tappa - Pozza di Fassa

Finalmente è arrivato il giorno tanto atteso.
Una delle manifestazioni che ho sempre desiderato correre, tutt'altra cosa rispetto alle mie solite corse, comincia oggi.
La Val di Fassa running è un'avventura che ho deciso di intraprendere da molti mesi, pur non avendo mai (e dico mai) veramente corso offroad, tanto che le Salomon giacevano ancora quasi intonse da qualche mese nell'armadio, dopo una prova non esattamente incoraggiante, che i miei piedi ancora ricordano, ma dovuta all'inesperienza e alle condizioni particolari di quella giornata di pioggia battente.
La giornata di oggi è altra cosa, sole splendente e temperatura ideale ai 1700m della partenza.
Tanta gente e colori accesi, clima di festa, quasi nessuno che si riscalda, probabilmente tutti sanno che la prima rampa da affrontare sarà più che sufficiente a risvegliare i muscoli intorpiditi.
I primi 3 chilometri sono un'esperienza mistica, si sale dai 1700m della partenza a 2200, con pendenze che sfiorano il 20%.
Inevitabile e assolutamente non disonorevole camminare, ma noto subito che perdo moltissime posizioni, c'è camminare e camminare, gli esperti del trail evidentemente sono molto più ottimizzati di me in questo.
Arrivati finalmente a scollinare (detto così sembra un attimo, ma garantisco che la mezz'ora abbondante impiegata per percorrere quei 3km, la ricorderò per un pezzo), inizia un sentiero decisamente tecnico, ripido e argilloso, con sassi e radici, per fortuna davanti ho qualcuno che sembra sapere quello che fa e ne posso seguire traiettorie ed appoggi.
Il sentiero diventa poi leggermente più dolce mentre passa nel bosco, ma l'attenzione continua a dover essere massima, per evitare incidenti.
Finalmente, verso il quinto chilometro, comincia un tratto di strada larga e battuta, in cui si possono finalmente lasciar andare le gambe e la testa.
Qui recupero molte posizioni, con un paio di chilometri sotto i 4' (rispetto ai 13' di quelli in salita, un altro andare!), ma gli ultimi due chilometri riservano ancora tratti di salita in cui non mi faccio scrupoli a camminare, e sono, in questo, in buona compagnia, qui chi corre è davvero una mosca bianca.
Gli ultimi 500m su strada asfaltata sono il colpo di grazia per le gambe, che ormai hanno consumato ogni risorsa disponibile.
Chiudo i quasi 10,4km in 1h12', non ho idea della classifica, ma sicuramente il punto importante in questi giorni sarà la gestione della fatica e soprattutto il recupero, dovendo correre ogni giorno.
A detta dei più questa era la tappa più dura, domani vedremo cosa diranno le mie gambe in merito.

martedì 28 aprile 2015

STRAMILANO 2015



La giornata è di quelle di festa, arrivo a questa gara ben sapendo che il personale non arriverà (non ci provo nemmeno a partire a 4'20, non ho nessuna possibilità di portare in fondo un passo così), per cui l'obiettivo è quello di provare a fare il meglio possibile ma senza troppa ansia.
Prima del via gran ritrovo con davvero tantissimi amici, la giornata si annuncia molto calda per il periodo, sicuramente supereremo i 20 gradi, e non ci siamo ancora abituati.
Alla partenza il solito inferno di gente che si accalca e spinge nel tentativo di guadagnare qualche centimetro, siamo pigiati come sardine in scatola, tutti sanno che partire troppo indietro vorrebbe dire imbottigliarsi nei primi chilometri, cosa che non fa piacere nemmeno a me, vorrei provare a fare il meglio che posso, visto che una volta tanto non c'è una maratona imminente a consigliarmi di tenere il freno a mano tirato.
Invece sorprendendemente si parte con sufficiente fluidità, il primo chilometro è leggermente più lento del voluto, ma non di tanto, abbastanza velocemente riesco a mettermi a regime e ad impostare il passo previsto, intorno ai 4'30.
Non ho compagnia, anche se poco avanti a me vedo Alex, che prendo come punto di riferimento, anche se mi accorgo fin da subito che tendiamo a registrare passaggi un po' ad elastico, con variazioni anche di 15"/km.
Il sole c'è, ma anche un po' di vento, che aiuta a sopportare il caldo.
Per fortuna anche agli spugnaggi sono disponibili delle bottigliette di acqua, quindi in pratica si riesce ad avere acqua per bere e bagnarsi ogni dieci minuti circa.
Tengo il passo costante fino al km 15, conosco bene ormai questo percorso, è la mia quarta partecipazione, comincio quasi ad esserci affezionato.
Un po' di stanchezza mi prende nei km che vanno dal 15 al 18, in cui registro anche il passaggio più lento della mia gara (4'42).
La vicinanza dell'arrivo però mi fa reagire, e riprendo un buon passo, impostando gli ultimi 3km (e mezzo! La Stramilano è la mezza maratona più lunga del mondo!) a un passo inferiore ai 4'30.
Durante il mezzo giro dell'Arena, che precede l'ingresso in pista, recupero decisamente tante posizioni, e quando sotto i miei piedi la strada si fa arancione, ho ancora tanto da spendere, per cui l'arrivo è di quelli goderecci, in buona spinta, aiutato dalla gente e dalla cornice.
Chiudo con un tempo sicuramente non eccezionale, 1h36', ma le sensazioni sono di buona ripresa, rispetto a Vittuone ho comunque corso 6"/km più veloce, adesso verrà il banco di prova della MCM relay, in cui bisognerà dare tutto, i compagni di staffetta sono esigenti!

giovedì 5 marzo 2015

Parabiago Run


Febbraio è stato un mese decisamente sfavorevole, il minimo chilometraggio da quando mi ero fermato per l'intervento, in 28 giorni solo 114km, frutto di una prima metà del mese caratterizzata da una brutta influenza che mi ha tolto la possibilità e la voglia di allenarmi, con conseguente abbandono di ogni velleità cronometrica in quel di Vittuone, dove ho corso sì la mezza maratona, ma decisamente lontano dai tempi di un anno fa.
A Parabiago volevo capire a che punto siamo con la ripresa, ora come ora si può pensare di fare il meglio possibile alla Stramilano ed alla staffetta della Milano Marathon, però per allenarmi bene mi servono punti di riferimento.
In quest'ottica ho provato a dare il meglio nella gara di Parabiago, per ricavare da quei dieci chilometri la famosa "velocità di riferimento" su cui tarare gli allenamenti delle settimane future.
La giornata è molto favorevole, il clima è ottimo, un filo di stanchezza deriva dalla notte passata al lavoro ma le gambe sembrano abbastanza pimpanti durante il riscaldamento.
Si parte, quasi a sorpresa, e nei primi chilometri mi accorgo di stare abbastanza bene, la mia idea iniziale era di impostare un passo intorno ai 4'10/km, ma mi accorgo che tenendo qualche secondo in meno, non soffro per nulla, quindi tanto vale provarci.
Al primo ingresso in pista (la gara è su doppio giro), sono stupito dal vedere un guntime di poco superiore ai 20'30", ma poi succede il fattaccio: all'uscita dal campo sportivo, sento una vibrazione al polso e sul Garmin compare la scritta: "ricezione dei satelliti persa".
A mente fredda sarebbe bastato a quel punto prendere come riferimento i cartelli chilometrici e utilizzare il GPS semplicemente come cronometro, invece al momento non ci arrivo, e provo a smanettare un po' per vedere di riagganciare i satelliti, prima entrando nel menu dell'aggeggio, poi spegnendo e riaccendendo.
La cosa più o meno funziona, nel senso che alla riaccensione i satelliti vengono ritrovati, ma nel frattempo mi sono disunito completamente, perdendo, a conti fatti, un minuto buono (se la testa pensa a schiacciare i bottoni e a leggere il quadrante, la velocità inevitabilmente cala!).
Mi riprendo solo nell'ultima parte, le energie da spendere ci sono ancora, e gli ultimi due chilometri sono sulla media dei 4', ma ormai la frittata è fatta, e taglio il traguardo in 42', a soli 24 secondi dal mio personale di Magenta dello scorso anno, con tante recriminazioni perchè probabilmente un bel mezzo minuto in meno era alla mia portata.
Simpatico il finale di gara, dove ritrovo gli amici Alex, Kostia e Stefano, tutti freschi di personale ritoccato.

 

domenica 14 dicembre 2014

TURIN MARATHON 2014

E' trascorso ormai un mese da questa maratona, la mia undicesima, e ancora non avevo avuto voglia di scrivere nulla....d'altra parte, cosa può spingere a scrivere di un risultato di gran lunga inferiore alle attese, che non permette di vedere i frutti di un lavoro che era stato meticoloso e non aveva trascurato nessun aspetto: potenziamento, alimentazione, allenamenti di tutti i tipi.
Già, gli allenamenti...
L'unico grande dubbio avvicinandomi alla gara era relativo al fatto di non aver mai provato gusto durante i lunghi.
La preparazione è stata divertente e varia, ma l'unica tipologia di allenamento che proprio non mi era andata giù erano stati i lunghi.
Tutti.
Quelli portati a casa facilmente e quelli in cui ero arrivato mezzo morto (che erano stati di più, soprattutto durante quello chiave, da 36km, avevo sofferto tantissimo negli ultimi chilometri).
Sono consapevole che nelle mie gambe c'è un passo intorno ai 4'50"/km, che mi dovrebbe consentire di chiudere una maratona al di sotto delle 3 ore e 25 minuti, ma per qualche strano motivo c'è sempre qualcosa che me lo impedisce.
Una volta il caldo, un'altra il freddo, o l'influenza, o il sonno mancato....la realtà è che non ce ne può essere sempre una, e che non si può lavorare e divertirsi per tre mesi per poi soffrire quando dovresti essere pronto.
Forse non sono un maratoneta, forse è vero che non potrò mai arrivare a ottimizzare tutti i miei famosi "differenziali", perchè la resistenza alla distanza non è nelle mie corde.
Per la prima volta finisco una maratona e non voglio pensare alla prossima, anzi, la decisione è che per almeno un anno non se ne parla, in primavera solo gare dai 21km in giù.
A Torino sono partito facile si 4'55, sapevo che avrei sofferto, ma ci ho sperato per quasi tre ore.
Superato il km 25, momento della crisi a Milano, ci ho sperato ancora di più, non avevo osato nulla e stavo bene.
Poi al 28esimo il primo crampetto all'adduttore.....ma io nemmeno sapevo di averli gli adduttori, mai dato fastidio prima!
Da lì la corsa è diventata poco economica, cercavo di variare il ritmo per provare a sciogliere il muscolo, ma l'esperienza mi diceva che era solo un rimedio temporaneo e che prima o poi sarebbe arrivato il conto, salato come non mai.
Dopo il trentesimo inizia la stanchezza, rallento un po' ma tengo un passo ancora decente, al 35esimo i crampi diventano importanti, e da lì non si va più da nessuna parte.
Quando vengo raggiunto dai palloncini delle 3 ore e mezza manca ancora tantissimo, neanche mi sfiora l'idea di provare a stare con loro, non ce la farei mai.
Comincio a camminare per qualche tratto, finchè dopo il quarantesimo capisco che, andato ogni obiettivo a farsi benedire, non ha senso rischiare di star male sul serio, e cammino per lunghi tratti negli ultimi due chilometri, tenendomi le poche energie residue per arrivare correndo sotto il traguardo.
Dopo la gara ho avuto bisogno di parecchi giorni per ritrovare voglia e stimoli, molto hanno aiutato un paio di trasferte, per lavoro e per vacanza, in città bellissime (Roma e Barcellona), dove finalmente ho potuto riassaporare il piacere vero.
Si riparte, con nuovo entusiasmo, anche se il conto non è saldato e il tarlo rimane

domenica 6 luglio 2014

Castano di Notte e i Giochi Mondiali della Medicina e della Sanità


E’ passato qualche tempo dall’ultimo post.
Dopo la maratona di Milano il recupero è stato lento e faticoso, in quella calda mattina di aprile ho lasciato tante energie, e neppure uno stop quasi completo di quasi due settimane è servito a farmi recuperare per ricominciare fresco con i nuovi obiettivi.
Ho provato, come sempre d’estate, ad inserire un po’ di qualità, qualche lavoro sulla velocità di base, per la prima volta ho provato ad allenarmi in pista, ma spesso e volentieri la qualità è stata difficile da ottenere, in virtù di una specie di stanchezza cronica che tardava ad andarsene.
Piano piano poi la forma è sembrata lentamente ritornare, e sono arrivato a metà giugno, alla 5k di Castano Primo, tutto sommato con buone sensazioni.
Qui lo scorso anno avevo ottenuto un personale sui 5000, aiutato anche dal fatto che il mio GPS a fine gara aveva misurato un percorso di 4.95km, aiutandomi ad ottenere quel 19’19” che mi aveva non poco stupito, a 3’54” di media chilometrica.
Quest’anno ho pensato di provarci, sapevo di aver migliorato la velocità di base per la tanta qualità inserita anche durante la preparazione della maratona, e così sono partito qualche secondo più veloce di quella media.
La sorpresa però è arrivata quando mi sono accorto che il percorso era stato leggermente modificato, per ottenere (e forse superare!) i 5km totali.
L’arrivo in piazza è stato liberatorio, il cronometro alla fine segnava qualche secondo in meno del tempo della scorsa edizione, ma con cento metri percorsi in più.
Il passaggio ai 5000m in 19’07”.
Con questa gara raggiungo il traguardo del miglioramento del personale su tutte le distanze in questi primi sei mesi dell’anno, sempre con il rammarico di essere vicino ad un muro ma di non averlo ancora abbattuto: c’è un minutino sui 10'000 per stare sotto i 40’, un paio sulla mezza maratona per il grande muro dei 90’ e ancora 4 minuti in maratona per evitare di superare le 3h30’.
Insomma, soddisfatto sì, ma ancora con tanti stimoli.
A fine giugno poi c’è stata la divertente esperienza dei Giochi Mondiali della Medicina e della Sanità, una sorta di campionato del mondo per tutti i professionisti delle discipline sanitarie.
Mi sono iscritto per provare un’esperienza nuova, ho corso i 5000m in pista e la mezza maratona.
La gara dei 5000 in teoria doveva essere semplicemente una tappa di avvicinamento alla mezza, gara che avevo maggiormente preparato...invece è arrivato inaspettato il primo podio della mia vita (probabilmente anche l’ultimo!), con un terzo posto nonostante una gara non troppo aggressiva, correndo 15” al km più lento che a Castano, badando solo a controllare chi avevo alle spalle.
La mezza maratona invece ha riservato insidie che non potevo preventivare, corsa tutta su un lungofiume, percorso decisamente ondulato, con tanto sterrato, in una giornata relativamente calda.
Partito sul passo del personale di febbraio e sperando di poterlo tenere fino in fondo, ho avuto invece un deciso calo nell’ultimo terzo di gara, ottenendo comunque, in virtù di avversari non particolarmente di valore, un buon quinto posto di categoria e decimo assoluto, ma soprattutto godendomi l’esperienza di questi Giochi, magari da ripetere in futuro.
Già, il futuro.
Giusto il tempo di constatare che chiudo la prima metà dell’anno con 1430km passati sotto le scarpe, e subito si pensa al domani.
Qualche giorno fa, davanti ad una birra, con Mauro abbiamo definito a grandi linee il programma della seconda parte dell’anno, in cui ho tutte le intenzioni di porre come obiettivo principale la maratona di novembre, anche se ancora da definire come sede (in pole position Torino, ma anche Firenze ha qualche possibilità).
Certamente ci saranno tappe intermedie, ma di sicuro dopo la delusione di Milano ho tutte le intenzioni di far di tutto per arrivare ad ottenere un risultato che sento alla mia portata.
Ci sarà da lavorare, ma non è mai stato un problema, anzi, essere ancora una volta alla partenza di un lungo viaggio è come sempre una bellissima sensazione.

Ho l’impressione che ne vedremo delle belle! 

martedì 8 aprile 2014

Milano City Marathon 2014

Finalmente ecco il giorno atteso da tantissimo tempo, la data che avevo in testa fin dalla scorsa fine di agosto, quando a tutti i costi avevo bisogno di un obiettivo da perseguire.
Da allora sono passati sette mesi, che mi sono serviti non solo per ricominciare a camminare e poi a correre, ma, grazie all'aiuto di Mauro, a correre veloce come mai ho fatto.
Il cammino di avvicinamento a questa MCM è stato a dir poco entusiasmante, a febbraio primato sui 10'000 e poi sulla mezza maratona, i lunghissimi corsi 20 secondi al chilometro più veloce di un anno fa, ripetute sui mille a 4 al chilometro e anche meno...insomma, tutto giusto.
Le ultime settimane erano state caratterizzate da qualche accenno di stanchezza generale, che un po' mi aveva preoccupato, ma sapevo di poter ambire a un tempo che non mi sarei nemmeno sognato solo pochi mesi fa.
A impreziosire la gara, la visita, da tempo programmata, dell'amico Marco, con cui nei programmi avrei dovuto correre almeno il tratto iniziale.
La strategia decisa con il coach il sabato pomeriggio è infatti la più ragionevole: se le tabelle dicono che potrei correre a 4'40, iniziamo sui 4'45 e dopo la mezza maratona si decide come proseguire.
Le previsioni meteo danno una bella giornata, forse troppo, accidenti, speriamo non faccia troppo caldo, io nelle gare lunghe in cui ha fatto troppo caldo son sempre saltato!
Alla partenza però, capisco che la speranza sarà vana: al sole già si sta fin troppo bene anche senza correre, sono lontane le condizioni degli ultimi due anni, in cui si battevano i denti.
Finalmente lo sparo, nel primo chilometro cerco di superare come posso, ma senza dannarmi l'anima, ci sarà tempo poi di recuperare...invece lo chiudo in 4'52, ottimo, ho perso pochissimo.
La prima parte di gara prosegue regolare, ho la sorpresa di trovare Mauro intorno al quinto chilometro, la sua presenza mi dà coraggio, lentamente sorpassiamo i pacer delle 3h30', che forse vanno troppo veloce, ma non è affar nostro.
Con Marco si scambia qualche parola, ma tutto sommato stiamo abbastanza concentrati sul passo.
E' invece piacevole guardarsi attorno, la giornata primaverile attira un minimo di pubblico, che diventa folla appena passato San Siro, il primo cambio staffetta è un susseguirsi di volti che ci guardano incuriositi, la maggior parte di loro forse sogna di poter essere un giorno al nostro posto, e correre una maratona intera....per me almeno era stato così qualche anno fa.
Tante facce, tanti incitamenti, tanti sorrisi, poi di nuovo un saluto a Mauro, appena prima che cali di nuovo il silenzio, rotto soltanto dai passi ancora brillanti dei tanti compagni di avventura.
Appena prima della Fiera, sento un bambino dire al papà: "Guarda, c'è un Uomo Ragno!".
Subito mi volto per un sorriso e un saluto, sarà il primo di almeno una decina di bambini che saluteranno la mia maglietta, promossa con tutti gli onori a divisa ufficiale da gara. Tutti riceveranno il mio miglior sorriso di ringraziamento per il loro supporto.
Il passaggio alla mezza maratona è preciso, 1 ora e 41, Marco un po' di tempo prima mi aveva chiesto se volevo accelerare, ma il cardio diceva che andava bene così, e ho troppa paura del caldo per osare. Lui comunque mi aveva lasciato andare al diciottesimo, da lì credevo che sarei stato solo fino alla fine. Mi sbagliavo di grosso, ma non lo sapevo ancora.
Poco dopo la mezza, compare una sensazione dapprima indistinta, poi sempre più chiara: sono stanco.
Mancano 20 chilometri e comincio ad essere stanco, è impossibile, eppure non ho trascurato niente, ho bevuto a tutti i ristori, mi sono spugnato per bene...non è possibile, sicuramente mi sbaglio, passerà.
Tra il venticinquesimo e il ventottesimo il lungo vialone da percorrere avanti e indietro, poco dopo il giro di boa incrocio Marco, che è poco dietro di me, mi saluta, io voglio fargli sapere che non è tutto a posto, voglio comunicargli queste brutte sensazioni, inconsciamente forse è un modo per vedere se, messe allo scoperto, si riveleranno infondate.
Gli grido che è dura, non ho risposta, ma dopo qualche centinaio di metri me lo trovo accanto, giura che è lui che ha accelerato, non io che rallento, ma so benissimo di aver tirato il freno.
Se una cosa mi hanno insegnato le nove esperienze passate sui 42km, è che la crisi va gestita prima che si manifesti, alle prime avvisaglie bisogna rallentare, magari poi si supera e si riparte, ma adesso so che è giusto mettersi tranquilli.
Marco prova a rilanciare il ritmo, lo seguo per un attimo ma poi capisce anche lui che non è il momento, non ancora per lo meno.
Provo a dirgli di proseguire, lui ne ha di certo più di me in questo momento, ma non ci sente, resta lì mezzo passo avanti.
Progressivamente le gambe si induriscono, non ho veri e propri crampi ma i muscoli cominciano a far male, proseguo finchè riesco, mi dico, ma già so che finirà male, non c'è storia.
Corriamo una buona serie di chilometri poco sopra i 5', se fosse così fino in fondo non sarebbe neanche male, Marco prova a farmi proiezioni di tempi che mi sembrano fantascientifici al momento.
Smetto di correre, mi sembra di aver finito anche la testa, e questa sarebbe una cosa irreparabile, lo sa anche Marco, che per la prima volta non ha una risposta pronta, questa forse non se la aspettava.
Dura poco però, io questa medaglia voglio andarla a prendere, non mi interessa più nulla di quanto tempo ci metterò, voglio arrivare in fondo e voglio comunque farlo nel minor tempo possibile.
Tra il dire e il fare però ci si mettono di mezzo anche i crampi, stavolta veri, che per un paio di volte provano a farsi sentire, costringendomi ad altre pause di cammino per sciogliere i muscoli.
In alcuni momenti ho l'impressione di un capogiro, forse sarebbe saggio fermarsi.
Cerco l'acqua appena posso, però è un sollievo troppo momentaneo per essere determinante.
Ma manca poco, e io questa medaglia la voglio, non è questione di una maratona in più, è "questa" maratona che mi interessa portare a casa, dopo un anno in cui sono successe tante cose che me l'hanno fatta aspettare e desiderare come non mai.
Di corso Sempione, solitamente infinito, ho pochissimi ricordi, giusto qualche immagine confusa di gente messa peggio di me che è ferma appoggiata alle transenne.
Io invece corro, pianissimo ma corro, in certi momenti provo a star dietro alla strana proposta di ripetute di Marco ("acceleriamo poi ci riposiamo")...finchè riesco, poi rallento di nuovo, cammino qualche passo ma non mi fermo mai, riparto appena riesco, siamo all'Arena e cominciano i fotografi, Marco è dispiaciuto, anzi incazzato perchè siamo sopra le 3 ore e mezza, anche se di poco, ma non c'è rimedio. Capisco che la sua rabbia è per me, lui il suo risultato l'aveva portato a casa un mese fa a Treviso, è per me che gli rode. Anche se non sono molto lucido scherzo, rassicurandolo che non sarà solo un minuto, come lui teme, a privarci di questo traguardo, sarà ben di più.
Inizia il curvone transennato, ho ripreso a parlare, gli dico che dopo la curva è finita, ma un altro crampo mi ferma ai 300 metri.
Devo camminare ancora un momento, gli dico, poi via fino alla fine.
Una ragazza dal pubblico grida: "l'Uomo Ragno non può camminare!".
Ha ragione, manca così poco che potrei perfino farcela fino in fondo.
E così è, passiamo sotto il traguardo insieme, a braccia alzate, e quando le riabbasso è per abbracciarlo e ringraziarlo, probabilmente senza di lui in questo momento mi starei facendo una tranquilla passeggiata in corso Sempione.
Doveva essere speciale questa maratona, e lo è stata sicuramente...forse non ho corso veloce come avrei voluto, ma per quello ci sarà tempo, oggi conta avere la medaglia al collo e poter fare la foto che ho messo in alto.
Questa gara è così, affascinante e tremenda, la prepari nei minimi particolari, curi ogni dettaglio, e poi ci si mette una giornata con 25° a cambiarti le carte in tavola.
Sarà...intanto già sto pensando alla prossima.

giovedì 20 febbraio 2014

Mezza del Castello 2014

Tre mesi di lavoro, duro ma appassionante, i cui risultati si erano cominciati a vedere a Magenta un paio di settimane fa.
Ma adesso si fa sul serio, oggi c'è la gara da cui questa sfida è nata, anche se paradossalmente non l'ho mai corsa, Vittuone non so neanche bene dove sia, prima di cercarla sul navigatore.
Tre mesi fa, dopo la mezza di Busto, in cui già mi era sembrato di fare un miracolo, avevo raccolto con entusiasmo l'offerta di Mauro a darmi una mano per tirar fuori qualcosa di meglio dai miei sforzi un po' primitivi per cercare di limare qualcosa ai miei tempi.
La proposta: divertirsi, ma sempre con un occhio al cronometro, dato che l'indole competitiva non si può seppellire nemmeno sotto la cenere della ripresa dopo uno stop forzato.
E l'avventura che porta a Milano oggi passa da Vittuone, gara a cui sono finalizzati i tanti lavori veloci che abbiamo svolto in questi mesi, novità assoluta per me, e al tempo stesso piacevole scoperta di un modo nuovo di allenarmi e di limiti che sembrano spostarsi sempre un po' più in là.
La settimana precedente la gara è stata di scarico, anche se provenivo da un lunghissimo di 32km corso il sabato precedente, appena 8 giorni prima, ma in questo periodo mi sento davvero in forma, e tutto sembra possibile.
La giornata promette pioggia, ma leggera, e la temperatura non è particolarmente rigida, ci sono in pratica condizioni ottimali per una buona gara.
Appena arrivato incontro qualche amico, con cui si condivide il riscaldamento e i momenti che precedono la partenza. Pier mi invita a partire con lui a 4'20, ma la mia tattica per oggi è ben definita: provare a stare sui 4'25 per i primi due terzi di gara, e a quel punto farmi un bell'esame di coscienza per decidere cosa fare degli ultimi 7 chilometri.
Non intendo rovinare tutto partendo ad un passo che non sono sicuro di riuscire a sostenere.
I primi 2 chilometri volano via invece proprio a 4'20, complice l'ansia di uscire dal traffico, in un percorso che si snoda da subito su strade di campagna, strettine per far passare comodamente mille podisti affiancati.
Dal terzo chilometro però gli spazi si aprono, si può tirare il fiato, e mi metto al ritmo prefissato.
I chilometri passano velocemente, al decimo c'è il passaggio dal castello che dà il nome alla gara, in una piazza che risveglia la mente, sempre a rischio di assopirsi nel paesaggio riposante ma sempre uguale che abbiamo intorno a noi. Questa monotonia e tranquillità dei campi a riposo, spesso e volentieri impigriscono anche le gambe, registro qualche passaggio a 4'27 e 4'28 che mi fanno storcere il naso, sento che le gambe girano e non mi va di perdere tempo prezioso.
Arriva il chilometro 14, sono tutto sommato ancora in condizioni decenti, il passo è agevole anche se non proprio da scampagnata, di certo non posso aumentare in modo così deciso, ma una piccola accelerata mi sento di darla.
I cambi di passo però non sono mai stati il mio forte, e nel chilometro successivo esagero, 4'16.
Piano, piano...
Finalmente trovo il ritmo giusto, qualche chilometro a 4'20 e siamo già alla fine.
Ne mancano tre, si superano concorrenti scoppiati e si viene passati da quelli che invece sono stati troppo conservativi.
Mi si affianca uno sconosciuto con un buon passo, stiamo insieme per un chilometro buono e ci tiriamo a vicenda, tacito accordo che avvantaggia entrambi, ma poi succede che in lontananza vedo i manicotti fluo di Pier, che evidentemente ha rallentato nel finale, e la voglia di andarlo a prendere si unisce al calcolo di poter stare sotto l'ora e 32, con un buon finale.
Aumento per quanto posso, arriva il cartello dell'ultimo chilometro, proprio mentre al mio cronometro scatta l'ora e 28.
Ok, ci vuole un'impresa, un ultimo chilometro in meno di 4'.
Qualcosa ancora c'è per accelerare, arrivo al cavalcavia finale con ancora qualche metro di svantaggio, ma proprio in cima ecco che siamo a contatto, è il momento di uscire allo scoperto, gli chiamo la volata e ci buttiamo a capofitto giù dalla discesa che porta al traguardo.
E' l'arrivo più divertente che io ricordi, spalla a spalla con un amico e a 2'45 al chilometro!
Tagliamo il traguardo con lo stesso identico tempo ufficiale, qualche secondo sotto l'ora e 32 il real time, media globale di 4'20, roba da fantascienza per me, solo fino a pochi mesi fa.
Una pulce adesso inizia a dire che mancano solo un paio di minuti a un traguardo che non sembra più così impensabile, ma ci sarà tempo, adesso la testa va rivolta solo a Milano, all'appuntamento a cui tengo di più, non c'è tempo per rifiatare, anzi!

giovedì 6 febbraio 2014

StraMagenta

Aspettavo con ansia questo appuntamento con la prima edizione della 10km di Magenta, non tanto per tornare a gareggiare (come sempre preferisco limitare gli appuntamenti ma prepararli a dovere o al limite utilizzarli per un allenamento di qualità in buona compagnia), quanto piuttosto per testare la condizione al termine di un paio di mesi di allenamenti di tutt'altro tipo rispetto a quello che avevo fatto finora.
In questi due mesi ho (abbiamo, perchè il grazie a Mauro va messo sempre prima di tutto) lavorato tantissimo sulla qualità e sul potenziamento, con allenamenti duri ma molto stimolanti, uno fra tutti il lungo in salita che mi ha portato dal centro di Varese fino alla cima dell'Osservatorio del Campo dei Fiori, più di 800m più in alto, scalati mediante un percorso di una dozzina di chilometri.
Ho corso tanto e bene, curando sempre di mantenere tonici anche quei muscoli che non partecipano da protagonisti al gesto della corsa, ma che sono utilissimi per il sostegno, la postura e di conseguenza la diminuzione del rischio di infortunio.
Ho quindi sempre unito alle (almeno) quattro uscite settimanali di corsa, un paio di sedute in palestra per braccia, spalle e muscoli del core.
Il risultato di tutto sono stati quasi 6kg recuperati da dopo l'intervento di agosto, che mi hanno riportato ad un peso e ad una condizione fisica per lo meno sufficienti.
Arrivavo a Magenta quindi al termine di un periodo intenso, di certo senza scarico, visto che da gennaio ho cominciato ad aumentare le distanze in vista della maratona di inizio aprile.
Nel mese di gennaio ho corso per 272km complessivi, comprendenti una buona quota di qualità.
Non mi aspettavo un tempo stratosferico, ma più che altro un riferimento per gli allenamenti e le gare che saranno il vero obiettivo dei mesi futuri.
Nei giorni precedenti, si era parlato di un 42', tempo ampiamente al di sotto del mio precedente personale, ben sopra i 43', ma sinceramente avevo molti dubbi di riuscire a correre per tutto quel tempo a 4'10/km.
L'evidenza di queste ultime settimane però era stata quella di riuscire quasi inspiegabilmente a sostenere ritmi che mi sembravano sulla carta impensabili, quindi non avevo nessun dubbio sul fatto che almeno avrei dovuto provarci.
La gara, nonostante sia una prima edizione, è decisamente frequentata, oltre 700 iscritti alla competitiva, pare, e più o meno altrettanti alla non competitiva.
Giocoforza che allo sparo ci sia un minimo di ingorgo, accentuato subito da una curva secca a destra.
In queste prime centinaia di metri l'attenzione è tutta focalizzata a non urtare e a non farmi urtare, immagino che il passo sia lento ma non è il momento di badarci, ci penserò più tardi.
Quando la marea di gente si dirada, butto un occhio al polso, e vedo che nonostante tutto non siamo così lontani dal passo previsto, meglio, non avrò bisogno di recuperare granchè.
Corro il primo chilometro nonostante tutto in 4'06, ma il risucchio della partenza è cosa nota, adesso sarà il caso di mettermi tranquillo per non scoppiare.
Quando il GPS mi dice che il secondo chilometro è passato in 4' esatti, più che la soddisfazione di reggere bene un ritmo elevato, mi ritrovo con una leggera inquietudine.
Non mi fido delle dieci chilometri, è una distanza con cui ho poca confidenza, e che più di una volta mi ha ingannato, mandandomi in crisi nella seconda metà.
Mi impongo di rallentare, e il terzo chilometro fa segnare un 4'10 preciso, molto molto meglio.
Cerco di stare su questo passo anche per i chilometri successivi, ma risulta difficile, le gambe vanno che è un piacere, passo al quinto chilometro sotto il traguardo, concludendo il primo dei due giri con un passo medio di 4'07, Mauro prende il tempo e mi incita, io gli faccio un cenno per dire che va tutto bene, sono passato qualche secondo sotto i 21' e non sono per nulla in sofferenza.
Cerco di tenere questo ritmo costante ancora per un po', continuo a non fidarmi, arrivo fino alla fine del km 8, poi faccio un rapido bilancio e capisco di poter osare qualcosa.
Aumento leggermente, due chilometri su dieci sono ancora molti, chiudo il nono chilometro in 4'05, a questo punto è ora di tirar fuori tutte le energie restanti, chiudo il decimo km da GPS in 3'55, sto superando tanti scoppiati, ma il gonfiabile è ancora lontano, evidentemente le tante curve (unico limite di un percorso piatto e mai monotono) mi hanno fatto fare un po' di strada in più.
Ancora 200m, sprinto, sono sotto i 3'30 e ben al di sotto dell'obiettivo previsto e dubitato della vigilia.
Arrivo in 41'35", un paio di minuti più veloce del mio tempo migliore registrato nella primavera scorsa (ma mi sembra un altro mondo!).
Sono incredulo, più che altro perchè mi chiedo se forse forse si poteva anche osare di più, ma direi che va più che bene così.
La media finale, da prendere come nuova VR, è di 4'05, 167bpm medi.
Da qui si riparte a lavorare, a questo punto aspetto con molta curiosità la mezza di Vittuone di metà febbraio.

martedì 31 dicembre 2013

Più su che giù

Il 31 dicembre è inevitabilmente il giorno in cui, più che in avanti, si guarda indietro, all'anno che finisce, e si cerca di tirare qualche somma.
Il mio 2013 si chiude sicuramente in modo positivo, con un ultimo periodo, in cui ho scritto poco, ma per fortuna ho corso tanto, e con molto profitto, credo.
Le ultime settimane, da dopo la sorprendente mezza di Busto, mi hanno visto accogliere l'inaspettata proposta di un amico, molto più veloce di me, che è convinto di cavare sangue dalle rape, ossia di poter trasformare un bradipo per lo meno in una lumaca.
E' partita così una preparazione che mira alla maratona di Milano di aprile, ma che al contempo fa l'occhiolino alla mezza di Vittuone di metà febbraio.
Questo primo periodo è stato caratterizzato da una fase di potenziamento, fatta di ripetute, fartlek e salite, roba quasi sconosciuta per un semplice macinatore di chilometri come me.
Mi fa strano arrivare alla fine della settimana con solo una cinquantina di chilometri nelle gambe, ma allo stesso tempo vedo qualche secondo in meno qua e là, e soprattutto ho sensazioni più che positive, un esempio per tutti è la mia salita al Sacro Monte di Varese di domenica scorsa, un'impresa che avrei pensato di terminare sulle ginocchia e solo con grande fatica, e che invece mi è apparsa molto più naturale del previsto, lasciandomi le gambe integre e pronte a correre già dal giorno successivo.
Se penso alle prime ripetute in salita, un chilometro di lavoro totale, che il giorno successivo mi avevano lasciato un ricordo indelebile fatto di dolori ovunque, anche a braccia e spalle....che cambiamento in poche settimane!
Insomma, domani quando guarderò avanti al 2014, non potrò che essere ottimista e fiducioso che i risultati arriveranno.
Non si può peraltro dire che nel 2013 non siano arrivati, visto che ho portato a casa il personale su tutte le distanze, a volte frutto di tanto lavoro (vedi la maratona di Milano di aprile, arrivata al termine di un lungo periodo di preparazione fatto di ben più di 300km mensili), altre volte del tutto inaspettato, come nella già citata mezza di Busto, altre ancora più o meno previsto, ma magari non nell'entità, come in quella sera d'estate a Castano sui 5000.
Certo, non si può dimenticare che il 2013 è stato anche l'anno in cui ho dovuto fermarmi un attimo a pensare a cosa vuol dire per me avere la possibilità di mettere ai piedi un paio di scarpette e uscire a correre...e come troppo spesso accade, la consapevolezza di essere un privilegiato arriva quando il privilegio non ce l'hai più.
In quelle strane settimane tra agosto e ottobre, ho cambiato tanto del mio modo di guardare alla corsa, e ne ho tratto un gusto che prima non ho mai avuto, tanto alla ripresa lenta e faticosa, quanto adesso che le gambe girano come mai hanno fatto.
Il primo desiderio per l'anno che viene è proprio di mantenere questo gusto...poi un occhio al cronometro si butta sempre, perchè è bello godere del lavoro in sè, ma anche dei frutti che porta!
Buon anno....

venerdì 15 novembre 2013

Maratonina di Busto Arsizio 2013




Che dovesse essere una maratonina di Busto speciale lo si è capito già dal mattino, quando, aprendo le finestre, noto con il massimo stupore che non c'è la solita pioggia battente che caratterizza questa gara in ogni sua edizione, per lo meno dal 2009, quando la corsi come mia prima mezza, con un paio di mesi scarsi di corsa nelle gambe, con l'obiettivo unico di arrivare in fondo e la grande impresa per quei tempi di chiudere di qualche secondo sotto le due ore.
Di certo non ho in testa nessun obiettivo cronometrico, da quando ho ripreso a correre sto girando sempre su ritmi blandi, con la finalità di ricostruire una buona base aerobica, quindi il ritmo della mezza di certo non l'ho mai testato.
Già, il ritmo della mezza.....e quale sarà?
Solo pochi mesi fa ero pronto a correrla intorno ai 4'30 al km, ma adesso?
La ragione direbbe che devo stare molto più tranquillo, ma la prestazione di qualche settimana fa al Montestella mi fa sospettare di potermi divertire anche oggi.
La mattina parte sotto i migliori auspici, con il raduno con gli amici di Running Forum, e il pregara passato in tutta spensieratezza, anche da chi oggi qualche ambizione di fare il personale la coltiva (a ragione).
Alla partenza qualche goccia di pioggia ci ricorda che Busto è sempre Busto, ma pare che oggi sia tutto solo per scherzo, perchè smette subito.
Si parte, decido di seguire l'istinto e di mettermi su un ritmo che possa darmi abbastanza confidenza di arrivare in fondo senza scoppiare, non vorrei davvero tornare a casa con le brutte sensazioni che ci si porta dietro dopo una gara terminata sui gomiti.
Nonostante tra gli amici incontrati prima ci fosse grande varietà di obiettivi, mi ritrovo inizialmente solo, salvo venire poi affiancato quasi subito da una nuova conoscenza, che sul forum si fa chiamare Alaves (il che mi rimanda a sbiadite immagini di lontane coppe UEFA, ricordo curioso), il quale mi ricorda che il suo obiettivo è di stare attorno all'ora e 40' come tempo finale.
Mi sembra un ritmo ragionevole anche per me e allora mi accodo, viaggiamo sui 4'37 di media e mi trovo assolutamente a mio agio, vediamo pian piano allontanarsi i palloncini rossi dell'ora e 35, seguiti dall'amico Kostia che sta facendo la sua bella gara. 
Verso il quinto km, anche Foia si unisce a noi, due chiacchiere in cui rivela che sta provando a tenere un ritmo ambizioso, e in effetti sta viaggiando a 4'30, me ne accorgo dopo un chilometro e rallento, so che così è troppo.
Rimaniamo di nuovo solo in due, e si procede tranquilli, i chilometri passano veloci in compagnia, so che la mezza di solito presenta il conto verso il km 14, a due terzi di gara ho imparato che è il caso di fare un bell'esame di coscienza e capire se il ritmo che si è tenuto fin lì potrà portarci fino alla fine o se bisogna rallentare.
Al km 14 però purtroppo ci arrivo solo, perchè il mio compagno di viaggio verso il km 12 si stacca leggermente e, quando mi volto, mi fa segno di andare pure avanti...manca ancora tanto e sono un po' dubbioso sulle sue possibilità di centrare l'obiettivo dell'ora e 40 se è già in difficoltà a quel punto, però scoprirò con piacere guardando la classifica che invece aveva ancora tante carte da giocare.
Al cartello che riporta il numero 15 è dunque il momento di essere del tutto sincero con me stesso.....e non posso fare a meno di ammettere che sto bene e ne ho apparentemente anche più di così.
Nelle ultime gare le sensazioni non mi hanno mai tradito, con la media tenuta fino a quel momento sono già sotto alla mia migliore mezza, che però risale a un anno e mezzo fa, di strada ne ho fatta tanta da allora.
Un altro punto a favore della buona condizione è che la frequenza cardiaca è ancora molto controllata.....insomma, non ci sono scuse, lascio andare le gambe al ritmo che viene loro più facile e corro qualche chilometro intorno ai 4'30-4'32.
Alzare il ritmo anche solo di qualche secondo al chilometro mi permette di superare tanti che invece sono in difficoltà, e sentire che invece io sto bene mi dà tanta fiducia, ma rimango abbottonato ancora per un po', non ci credo ancora di poter finire in crescendo, aspetto sempre che da un momento all'altro le forze finiscano.
Quando chiudo il km 19 in 4'29 decido di lasciar andare tutto quel che c'è, dal momento che il personale è praticamente certo, e poi stiamo tornando in centro, la gente al bordo della strada aumenta, mi sembra quasi una passerella d'onore per la bella gara che sta incredibilmente venendo fuori dal nulla del mio mese e mezzo tra letto e divano e del mio mese di corsa lenta.
Gli ultimi due chilometri li corro a 4'18 e 4'04, il rettilineo finale ben sotto i 4', passo sotto il gonfiabile a pugni stretti e solo dopo qualche metro stoppo il Garmin....l' 1:36'48" che leggo è tanto lontano dalle mie aspettative di oggi che devo focalizzare bene quel "6" per qualche secondo prima di gioire.
Questa giornata ideale porta in dono il primato personale anche a tutti gli amici che in questa gara lo cercavano, diciamo che Busto oggi si è decisamente riabilitata rispetto alle gare umide e un po' tristi degli ultimi anni!
  


mercoledì 30 ottobre 2013

Trofeo Montestella


Voleva essere un test, ed è stato un test sorprendente.
Domenica a Milano le condizioni erano ideali per correre, o meglio, erano quelle in cui io rendo meglio.
Temperatura tra i 15 e i 18 gradi, leggera pioggerellina a tratti.
Dopo un breve riscaldamento con l'amico Luca, parto senza troppi riferimenti: inutile tenere presenti i miei tempi di qualche mese fa, non so se rischiare di osare troppo o troppo poco.
Parto cercando di ascoltare il più possibile le sensazioni: i primi chilometri vanno via facili sui 4'30, ma non spingo di più per paura di scoppiare alla distanza, ho già avuto brutte avventure nei 10'000 in passato: è una gara in cui all'inizio sembra tutto facile, ma alla fine vorresti trovarti in qualsiasi altro posto del mondo tranne quello dove stai arrancando con le gambe che implorano pietà e i polmoni che sembrano scoppiare.
Aspetto, e intanto guardo il parco di Trenno, mai visto prima d'ora, eppure sono tantissime le volte che mi sono fermato al grande parcheggio di Lampugnano, proprio dalla parte opposta della strada.
Si percorrono stradine con ai lati prati in cui la gente gioca a pallone, fa una passeggiata o magari sta correndo per proprio conto, mi fa sorridere l'idea di qualche podista che, ignaro dei 1300 che gli avrebbero invaso il sentiero abituale, è uscito per cercare la pace della sua corsa domenicale.
Il sentiero è stretto e noi siamo tanti, nelle curve a volte ci sono momenti critici, per lo meno bisogna fare molta attenzione per non tagliare la strada a nessuno ed evitare che qualcuno ci piombi davanti senza volerlo.
Continuo a star bene, ma sono guardingo.
Si esce dal parco, alla fine del settimo chilometro però devo arrendermi all'evidenza: ne ho di più di quello che sto dando.
Provo timidamente ad accelerare, pronto a tornare in carreggiata in caso di sensazioni brutte, che però non arrivano.
L'ottavo chilometro è archiviato in 4'15, e le gambe sembrano dirmi: finalmente ci stai lasciando andare!
Al nono c'è una salita, ma nonostante questo siamo intorno ai 4'10.
Ultimo chilometro, non ci sono più scuse, lascio andare tutto quel che c'è, supero tantissimi altri che sono invece in debito di ossigeno e di glicogeno, chiudo in accelerazione, ultimo chilometro sul filo dei 4', rettilineo finale ben al di sotto.
La media finale è 4'23, il passaggio ai 10'000 ben sotto i 44', direi che è un bel punto di partenza considerando che mancano 23 settimane alla Milano City Marathon e credevo di essere molto più indietro.
Il motore non si è poi così danneggiato, adesso si tratta di riprendere l'abitudine a correre a lungo, il che è quel che più mi manca in questi giorni, mi accorgo che solo arrivare a 15-20km mi costa fatica.
Le prime settimane della preparazione saranno proprio finalizzate al recupero del fondo, correrò tanto ma lentamente, ho bisogno di chilometri, non importa adesso farli veloci, l'importante è farli.
In carrozza, si parte!